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Veb – 28 Dicembre 2017

Robot, l’intelligenza artificiale riesce a provare stress e paura?

 
La creazione di intelligenze artificiali capaci di avvicinare il modo di “pensare” di una macchina a quello umano è probabilmente una delle sfide più impegnative che attendono l’uomo nei prossimi anni.
 
Quando si parla di intelligenza artificiale si parla sostanzialmente di algoritmi. Un algoritmo è un procedimento, una sequenza di passi successivi capaci di risolvere un problema più o meno complesso. Anche per i robot il concetto di intelligenza artificiale è dunque legata a doppio filo con il concetto di algoritmo.
 
Ma l’intelligenza di un robot è fatta veramente solo di mere sequenze numeriche, e se questo è vero ora lo sarà anche nel prossimo futuro?
 
Per lo scienziato inglese Stephen Hawking lo sviluppo di una intelligenza artificiale capace di avvicinare la macchina all’uomo può costituire addirittura la fine della razza umana. Chi ci impedisce, dice Hawking, che forme evoluta di intelligenze artificiali non possano far perdere all’uomo il controllo della macchina?
 
Pare infatti che, sotto pressione e stress, anche i robot posso avere paura, come l’uomo, e diventare così più intelligenti: le emozioni infatti aguzzano l’ingegno e possono rendere le macchine più efficienti, così come accade per l’uomo.
 
A dirlo i risultati di una simulazione che ha osservato la nascita delle emozioni in un sistema di intelligenza artificiale, pubblicati sulla rivista Plos One, e compiuta dai ricercatori dell’università Federico II di Napoli e dell’università britannica di Plymouth.
 
Robot, l’intelligenza artificiale riesce a provare stress e paura
 
Studiando il modo in cui, nel corso dell’evoluzione, gli animali hanno imparato a gestire la paura e a prendere le giuste decisioni in situazioni di stress, i ricercatori hanno riprodotto in un sistema di intelligenza artificiale una condizione analoga a quella di un animale che rischia di incontrare predatori mentre esplora un territorio alla ricerca di cibo. Ispirato ai circuiti neurali del cervello umano, il sistema ha permesso di osservare come si evolve la capacità di gestire situazioni rischiose in una popolazione di robot virtuali.
 
Si è potuto osservare che per reagire a uno stimolo pericoloso, il sistema di intelligenza artificiale sceglie di evitare il rischio, elaborando un comportamento di allontanamento: ”è un comportamento primordiale associato alla paura e che emerge in automatico sia negli animali che nell’uomo”, ha spiegato Orazio Miglino, che dirige il laboratorio Natural and Artificial Cognition (Nac) dell’Università Federico II.
 
Naturalmente il tutto è ben lontano da quello che accade nella psiche umana, perché ”nell’uomo c’è anche una seconda fase di elaborazione per capire che cosa sia successo. Diciamo che i nostri robot si fermano alla prima risposta”, aggiunge l’esperto.
 
Come sottolineano gli stessi ricercatori, questi risultati sono di fondamentale importanza perché potrebbero contribuire a ottenere robot più intelligenti, dato che, come ha rilevato Daniela Pacella, del Nac e dell’università di Plymouth, ”le emozioni sono fortemente connesse a memoria, decisioni, motivazione e sopravvivenza”.
 
Quel che è certo, per ora, è che secondo gli esperti non ci sono dubbi sul fatto che i computer capaci di apprendere in maniera automatica ben presto trasformeranno l’economia e la società così come hanno fatto in passato l’avvento dell’elettricità e la macchina a vapore.
 
E, in barba ai pessimisti e catastrofici, l’intelligenza artificiale ci potrà sostituire in alcune mansioni, ma si creeranno nuovi lavori e nuovi servizi che ancora non riusciamo neppure a immaginare.
 
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